COP della pompa di calore: cos'è, come si misura e perché nella nebbia non è più lo stesso
Chi confronta due pompe di calore guarda prima di tutto un numero: il COP. È il dato giusto da guardare, ed è anche quello più facile da far sembrare migliore di quanto sia. In questa pillola spieghiamo cos’è il COP e come si ottiene, perché il valore di targa nasce in laboratorio e non nella nebbia di gennaio, cosa cambia con la temperatura esterna e con quella dell’acqua, cosa sono SCOP, EER e SEER, e quali pezzi della macchina decidono se quel numero regge anche d’inverno.
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Cos'è il COP e come si ottiene
COP sta per coefficient of performance, in italiano coefficiente di prestazione. È l’energia termica che la pompa di calore manda all’impianto, divisa per l’energia elettrica che consuma per farlo. Se la macchina porta in casa 4 kW di calore e il contatore ne segna 1, il COP è 4: per ogni kWh pagato in bolletta ne arrivano quattro ai termosifoni o al pavimento. Gli altri tre li prende gratis dall’aria esterna.
Il calcolo parte da tre misure. Sul circuito dell’acqua si leggono la portata, la temperatura di mandata e quella di ritorno. Il calore reso è la portata per la differenza di temperatura per il calore specifico dell’acqua: 1,72 m³/h con 5 °C di differenza fanno 10 kW. Sul lato elettrico un wattmetro misura quello che assorbono compressore, ventola, elettronica e pompe interne. Dividendo il primo numero per il secondo si ottiene il COP.
È il dato che dice quanto è buona una macchina, e infatti è il primo che si confronta. Il problema è dove viene misurato.
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In laboratorio, non nella nebbia
Il COP di targa nasce in una camera climatica, in condizioni fissate dalla norma EN 14511. Quello più citato, A7/W35, vuol dire aria a +7 °C e acqua a 35 °C. Un altro punto di prova, A2/W35, ha aria a +2 °C con un’umidità intorno all’84%. Sono condizioni pulite e costanti, uguali per tutti, e servono a confrontare le macchine. La casa però non sta in laboratorio.
D’inverno in pianura padana la realtà è un’altra. Con 2 °C fuori e la nebbia, l’umidità arriva al 90% e spesso al 100%. L’aria che attraversa la batteria esterna si raffredda di qualche grado, il vapore si deposita sulle alette e gela. La brina cresce in fretta e chiude i passaggi dell’aria. La ventola fatica, la batteria scambia meno e la macchina, per continuare a scaldare, deve fermarsi e sbrinare.
Durante lo sbrinamento la pompa di calore non scalda la casa: per qualche minuto prende calore dall’impianto e lo manda fuori per sciogliere il ghiaccio. Quell’energia si paga e non arriva ai termosifoni, quindi il COP vero della giornata scende.
In laboratorio questo pezzo spesso non si vede. Una prova dura poco, spesso un’ora e mezza a regime costante. Se la brina si forma lentamente, la misura finisce prima del primo sbrinamento e la macchina lo schiva. Ne esce una tabella che non tiene conto del defrost, ed è un modo per far sembrare i numeri più belli di quello che sono. Il numero è vero, ma descrive una macchina che ha schivato la parte più dura dell’inverno.

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Cosa fa la differenza: batteria, ventola e circuito
A fare la differenza è la bontà del circuito frigorifero, pezzo per pezzo.
- Batteria e ventola. Con alette distanziate 2,5 mm e una superficie di scambio grande la brina impiega più tempo a chiudere i passaggi, e gli sbrinamenti sono meno frequenti e più brevi. Lo abbiamo spiegato nella pillola sullo spazio fra le alette e in quella sullo sbrinamento.
- Diametro dei tubi. Tubi stretti costano meno ma frenano il refrigerante: il compressore deve spingere di più per far girare la stessa quantità di gas, e quella fatica in più si paga in bolletta.
- La valvola a 4 vie. È la valvola che inverte il ciclo per sbrinare e per raffrescare. Se è piccola rispetto alla macchina il gas ci passa a fatica, e si perde rendimento in ogni ora di funzionamento.
- Lo scambiatore ad acqua, nelle aria-acqua. Più piastre vuol dire più superficie fra refrigerante e acqua: il compressore può lavorare a una pressione più bassa per dare la stessa temperatura all’impianto, e il COP sale.
- Il distributore dentro le piastre. Quando c’è, divide il refrigerante in parti uguali fra tutte le piastre. Senza, alcune piastre lavorano tanto e altre quasi niente, e lo scambiatore rende come se fosse più piccolo.
- Compressore e inverter. Il compressore va scelto per scaldare d’inverno, non adattato dal raffrescamento (pillola sui compressori), e l’inverter deve lasciarlo lavorare a metà potenza per quasi tutta la stagione, dove il rendimento è massimo (pillola sul dimensionamento). Anche l’inverter consuma: una parte della corrente che gli entra diventa calore nei suoi componenti. Sulle nostre macchine residenziali l’inverter è al carburo di silicio (SiC): commuta con meno perdite di quelli al silicio tradizionale, scalda meno e lascia più energia al compressore. È rendimento guadagnato senza toccare il circuito: la differenza fra SiC e IGBT la spieghiamo nella pillola sull’inverter.
Sono componenti che in una scheda tecnica non si vedono. Nel COP di laboratorio pesano poco, nella nebbia di gennaio fanno tutta la differenza.
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Il COP cambia con l'aria fuori e con l'acqua dentro
Lo stesso compressore, con la stessa batteria, dà numeri diversi a seconda di quanto fa freddo fuori e di quanto calda deve essere l’acqua. Più i due sono vicini, più il COP è alto. Lo si vede nelle schede della certificazione europea HP Keymark, misurate da un laboratorio indipendente a carico parziale secondo la EN 14825. Per una nostra aria-acqua da 8 kW a propano:
Due cose da leggere in questa tabella. La prima: il “COP 10” che qualcuno cerca esiste, ma a +12 °C con il pavimento radiante e la macchina al minimo, non a gennaio. La seconda: passare da 35 a 55 °C di mandata costa circa un terzo del COP a ogni temperatura esterna. Per questo conviene mandare l’acqua alla temperatura più bassa che l’impianto accetta, e tenere i 70 °C per i giorni in cui servono davvero, come spieghiamo nella pillola sui termosifoni.
| Aria esterna | Acqua a 35 °C (pavimento) | Acqua a 55 °C (termosifoni) |
|---|---|---|
| -7 °C | COP 3,59 | COP 2,56 |
| +2 °C | COP 5,84 | COP 4,19 |
| +7 °C | COP 7,64 | COP 5,77 |
| +12 °C | COP 10,37 | COP 8,16 |

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SCOP: il numero che va in bolletta
Il COP è una fotografia a una temperatura sola. Lo SCOP, coefficiente di prestazione stagionale, è il film di tutto l’inverno: la norma EN 14825 prende le ore di un inverno tipo, le divide per temperatura esterna, misura il COP a -7, +2, +7 e +12 °C e fa la media pesata sulle ore. Il risultato dice quanto calore si ottiene per ogni kWh elettrico lungo tutta la stagione, e da lì nasce la classe energetica dell’etichetta.
Per la stessa macchina della tabella lo SCOP certificato è 5,75 con l’acqua a 35 °C e SCOP 4,20 a 55 °C. È il numero da confrontare fra due pompe di calore, a parità di temperatura dell’acqua e di clima: la scheda Keymark lo dà per il clima medio e, quando c’è, per quello freddo. Anche lo SCOP però nasce in laboratorio dalle stesse prove di cui parlavamo sopra: dice chi è più efficiente, non quanto consumerai tu nella tua casa.
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EER e SEER: la stessa cosa d'estate
Quando la pompa di calore raffresca, il rapporto fra freddo reso ed elettricità consumata si chiama EER, energy efficiency ratio. Il SEER è la sua versione stagionale, come lo SCOP per il riscaldamento. Il meccanismo è identico, con i ruoli invertiti: più l’aria esterna è calda e più l’acqua deve essere fredda, più l’EER scende. Una macchina con una batteria grande e una ventola che la attraversa bene ha un buon EER per la stessa ragione per cui ha un buon COP: scambia tanto calore con poca differenza di temperatura.
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L'etichetta energetica: cosa vuol dire A+++
In Italia «etichetta energetica pompa di calore» si cerca 210 volte al mese, in Germania «Energieeffizienz Wärmepumpe» 260. L’etichetta non riporta lo SCOP ma l’efficienza stagionale ηs: lo SCOP diviso 2,5, il fattore con cui l’Europa converte l’elettricità in energia primaria, meno 3 punti per la regolazione.
La classe dipende da quel numero e dalla temperatura dell’acqua. Con l’acqua a 35 °C, quella del pavimento, A+++ vuol dire almeno 175%; con l’acqua a 55 °C, quella dei termosifoni, almeno 150% (Regolamento UE 811/2013; l’etichetta di oggi è in uso dal 26 settembre 2019). La nostra Kita X ha 221,5% a 35 °C e 172,7% a 55 °C: A+++ in tutte e due.
Due macchine in A+++ però possono essere molto diverse: la classe è un gradino e non dice di quanto si sta sopra la soglia. Per confrontarle si guarda lo SCOP, o la ηs, alla stessa temperatura dell’acqua e nello stesso clima.
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Cosa vuol dire per la bolletta
Una casa che chiede 15.000 kWh di calore all’anno, con uno SCOP reale di 4 ne compra 3.750 di elettricità. Con uno SCOP reale di 3 ne compra 5.000: 1.250 kWh in più, ogni anno, per la stessa casa alla stessa temperatura. La differenza fra 4 e 3 è quella fra una macchina che resta vicina ai numeri di targa anche nella nebbia e una che li perde per strada. Nella pillola sui consumi abbiamo fatto i conti per taglia; in quella sulla potenza utile spieghiamo perché a -7 °C la potenza conta quanto il COP.
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Come leggere una scheda tecnica senza farsi ingannare
- A quali condizioni è dato il COP: aria, acqua, pieno carico o parziale. Un COP senza le condizioni accanto non dice niente.
- Chi l’ha misurato: una certificazione HP Keymark o un laboratorio indipendente valgono più di un numero del catalogo.
- Lo SCOP a 35 e a 55 °C, non solo a 35.
- La potenza resa a -7 °C: una macchina può avere un buon COP e non avere abbastanza potenza quando serve.
- Il peso, che racconta quanta batteria e quanto scambiatore ci sono dentro (pillola sul condizionatore e la pompa di calore).
- Il passo delle alette e come gestisce lo sbrinamento.
- Fino a che temperatura dell’acqua arriva senza resistenze elettriche.
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Il COP che conta è quello che leggi a display
Il laboratorio serve a confrontare, la casa serve a pagare. Per questo le nostre macchine sono costruite per il secondo: batteria con alette a 2,5 mm, scambiatore a piastre dimensionato con margine, compressore scelto per il freddo, inverter al carburo di silicio sulle residenziali, acqua a 70 °C quando serve. E l’efficienza non la promettiamo: la leggi a display.
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Domande frequenti
Cos’è il COP di una pompa di calore?
Il rapporto fra il calore che la macchina manda all’impianto e l’elettricità che consuma. COP 4 vuol dire quattro kWh di calore per ogni kWh pagato.
Qual è un buon COP?
Dipende dalle condizioni a cui è misurato. A +7 °C con acqua a 35 i valori certificati arrivano sopra COP 7; a -7 °C con termosifoni a 55 anche una macchina ottima sta fra COP 2,5 e 3. Confrontare due COP ha senso solo alle stesse condizioni.
Cosa vuol dire pompa di calore con COP 5, 7 o 10?
Sono valori veri a temperature esterne miti e acqua bassa, tipicamente fra +7 e +12 °C con pavimento radiante. Non sono il COP di gennaio.
Che differenza c’è fra COP e SCOP?
Il COP è misurato a una temperatura sola. Lo SCOP è la media pesata sulle ore di un inverno tipo, secondo la EN 14825, ed è il numero della classe energetica.
Cos’è l’EER?
Il COP del raffrescamento: freddo reso diviso elettricità consumata. Il SEER è la sua versione stagionale.
Perché il COP scende con il freddo e con la nebbia?
Perché la batteria trova meno calore nell’aria e, con l’aria umida, si copre di brina. La macchina deve sbrinare, e in quei minuti consuma senza scaldare la casa.
Vedi anche: Curva climatica della pompa di calore: cos’è, perché il termotecnico la alza di 5 gradi e come si fa senza · Fino a che temperatura funziona la pompa di calore? Sotto zero, a -20 e a -25 °C
Tutte le pillole del termotecnico sono nella pagina della rubrica. La prossima fra due settimane.


