Caldaia ibrida e pompa di calore ibrida: cosa sono davvero, e perché noi non le facciamo
“Caldaia ibrida”, “pompa di calore ibrida”, “sistema ibrido”: tre nomi per la stessa cosa, una caldaia a gas con accanto un’unità esterna elettrica e una centralina che decide quale delle due accendere. Viene proposta come la via di mezzo prudente: tieni il gas, aggiungi un po’ di pompa di calore, e il sistema sceglie da solo. Noi non la facciamo. Non per partito preso: perché, smontato pezzo per pezzo, l’ibrido è una caldaia più un condizionatore, e un condizionatore non è una pompa di calore fatta per scaldare una casa d’inverno. In questa pillola spieghiamo com’è fatto, quando passa al gas, cosa costa tenerne due, e perché una pompa di calore a propano che manda l’acqua a 70 °C lo rende inutile.
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Com'è fatto un sistema ibrido
Tre pezzi. Una caldaia a condensazione, spesso quella che c’è già oppure una nuova della stessa marca. Un’unità esterna con compressore e batteria, collegata a uno scambiatore che scalda l’acqua dell’impianto. E una centralina che, in base alla temperatura esterna o al prezzo di gas e corrente, decide chi lavora. Nella versione “compatta” i pezzi interni stanno in una scatola sola da appendere al muro, con l’unità esterna fuori. Il nome fa pensare a una macchina nuova; in realtà è una caldaia con un condizionatore attaccato.
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L'unità esterna: nella maggior parte dei casi è un condizionatore
L’unità esterna di quasi tutti gli ibridi è una motocondensante nata per il raffrescamento, costruita in grande serie per i climatizzatori e adattata a scaldare acqua. Si riconosce dal peso: un’unità split da 8-12 kW pesa fra 60 e 120 kg, una pompa di calore da 7,5 kW costruita per l’inverno ne pesa 155, come spieghiamo nella pillola sul condizionatore e la pompa di calore. I chili in meno mancano dove si vede d’inverno. Nella batteria: le alette sono fitte, perché d’estate la brina non esiste; d’inverno, con l’aria umida fra 0 e 7 °C, si chiudono di brina in poche decine di minuti e la macchina passa una parte del tempo a sbrinarsi invece di scaldare (lo spazio fra le alette e lo sbrinamento li abbiamo spiegati nelle prime due pillole). E nel compressore: scelto per il raffrescamento, senza iniezione di vapore, perde potenza man mano che fuori fa freddo e con l’acqua calda si ferma molto prima dei 70 °C che i termosifoni chiedono nei giorni peggiori (pillola sui compressori). Non è un difetto di fabbricazione: è una macchina che fa un altro mestiere.
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Il punto in cui passa al gas è il punto sbagliato
La centralina ha una soglia: sotto una certa temperatura esterna, o quando il rendimento dell’unità elettrica scende sotto un valore, accende la caldaia. La soglia viene messa dove la motocondensante smette di convenire, cioè nei giorni freddi. È esattamente il contrario di quello che serve: nelle giornate fredde, quando la casa chiede più calore, lavora la caldaia; nelle mezze stagioni, quando il fabbisogno è una frazione, lavora l’unità elettrica. Il risparmio sul gas si concentra nei mesi in cui di gas se ne bruciava poco. Chi ha un ibrido lo vede dal contatore: a gennaio il gas gira quasi come prima.
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Due impianti, due manutenzioni, un contratto gas che non si chiude
Con l’ibrido restano tutti i costi fissi del gas: il contratto con la sua quota fissa anche a consumo zero, la canna fumaria, il controllo fumi e il libretto, la manutenzione annuale della caldaia. A questi si aggiunge la manutenzione della pompa di calore. Due macchine, due tecnici, due cose che si possono guastare, e una centralina che le deve mettere d’accordo. Il prezzo, che è la ricerca più frequente dopo il nome, va letto così: si comprano due generatori per fare il lavoro di uno, e il secondo lavora quando fa comodo a lui.

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Perché l'ibrido è nato, e perché oggi non serve più
L’ibrido nasce per coprire tre limiti delle pompe di calore di dieci anni fa: acqua non oltre i 50-55 °C, potenza che crollava sotto zero, termosifoni vecchi che chiedevano 70 °C. Con il propano questi limiti non ci sono più. Le nostre aria-acqua a R290 mandano l’acqua a 70 °C, per i termosifoni e per la sanitaria, e tengono la potenza anche quando fuori fa freddo: la Kita X 7,5 dà 7,5 kW a +7 °C, 5,4 kW a -7 e 4,3 kW a -15, e si dimensiona sul freddo di progetto della zona, non sulla giornata mite (pillola sul dimensionamento). Lo SCOP certificato è 5,61 con il pavimento radiante e SCOP 4,39 con i termosifoni a 55 °C. Una macchina così non ha bisogno di qualcuno che la sostituisca quando fa freddo.
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Cosa serve davvero: una pompa di calore sola, e al massimo una piccola resistenza
Una pompa di calore a propano dimensionata sulla casa: la Kita X da 7,5 o 9 kW per appartamenti e case piccole (le nostre aria-acqua). Il bollitore per la sanitaria. I termosifoni che ci sono, se la casa non disperde come un colabrodo. Con il fotovoltaico sul tetto, la corrente la fa in buona parte la casa. E, se il progettista la vuole, una piccola resistenza elettrica di sicurezza nell’accumulo: pochi kW che restano spenti tutto l’inverno e servono solo se la macchina è ferma per un guasto. Questo non è un ibrido: è un impianto elettrico con una riserva, come il ruotino nel bagagliaio. Il metano non serve, il contratto si chiude, la canna fumaria resta vuota.
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Negli appartamenti e dove non c'è giardino
L’obiezione classica all’addio al gas è lo spazio: in un appartamento o in una villetta a schiera la pompa di calore non ci sta. A chi cerca un ibrido noi proponiamo la Kita X: una pompa di calore seria a propano, fatta per l’inverno, monoblocco compatta da 7,5 o 9 kW, con una potenza sonora certificata di 53 dB(A). Si mette all’esterno, accanto alla casa, e dentro non porta né gas né refrigerante. Lato impianto, l’armadio tecnico, da incasso o esterno, raccoglie bollitore, circolatori e pannello di comando nello spazio di un armadio a muro: la centrale termica sta dove stava la caldaia.


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Cosa chiedere a chi ti propone un ibrido
- Che macchina è l’unità esterna: nata per scaldare acqua d’inverno, o una motocondensante da climatizzazione adattata? Il peso dice molto.
- Che passo hanno le alette della batteria e come gestisce lo sbrinamento.
- Che compressore monta, e fino a che temperatura dell’acqua arriva senza la caldaia.
- A che temperatura esterna la centralina passa al gas, e quante ore dell’inverno della tua zona stanno sotto quella soglia.
- Quanto costano, ogni anno, contratto gas, controllo fumi e due manutenzioni.
- Se con una pompa di calore sola a 70 °C di mandata, dimensionata sulla casa, la caldaia servirebbe ancora.
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Domande frequenti
Cos’è una caldaia ibrida?
Una caldaia a gas con accanto un’unità esterna elettrica e una centralina che sceglie quale accendere. Nella maggior parte dei casi l’unità esterna è un condizionatore adattato a scaldare acqua.
Come funziona una pompa di calore ibrida?
Sopra una certa temperatura esterna lavora l’unità elettrica, sotto lavora la caldaia. La soglia la decide la centralina, in base alla temperatura o al prezzo dell’energia.
La caldaia ibrida conviene?
Rispetto alla sola caldaia risparmia gas nelle mezze stagioni. Rispetto a una pompa di calore a propano fatta per l’inverno costa due macchine, due manutenzioni e un contratto gas che resta, e nei giorni freddi brucia gas come prima.
Pompa di calore ibrida con i termosifoni?
L’ibrido viene proposto proprio perché l’unità esterna non arriva alla temperatura dei termosifoni. Una pompa di calore a propano a 70 °C ci arriva da sola: ne parliamo nella pillola sui termosifoni.
Caldaie ibride, pro e contro?
Pro: si tiene la caldaia che c’è e la spesa iniziale può essere più bassa. Contro: due impianti, il gas resta, l’unità esterna lavora solo quando fa mite, e quando la caldaia si guasta si è di nuovo al punto di partenza.
Si può togliere il gas del tutto?
Sì: pompa di calore dimensionata sulla casa, bollitore, al massimo una piccola resistenza di sicurezza. Il contratto gas si chiude e la canna fumaria resta vuota.
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Tutte le pillole del termotecnico sono nella pagina della rubrica. La prossima fra due settimane.


