Resistenza elettrica nella pompa di calore: quando si accende, quanto consuma e quando è un campanello d'allarme
In Germania «Wärmepumpe Heizstab» si cerca 390 volte al mese, nei Paesi Bassi «bijverwarming warmtepomp» 390, in Polonia «a che temperatura si accende la resistenza nella pompa di calore» 110. La resistenza elettrica è il punto in cui una pompa di calore può diventare cara: scalda con un kWh di corrente per ogni kWh di calore, mentre la macchina ne dà tre, quattro o cinque. Vediamo quando serve e quanto lavora davvero.
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A cosa serve la resistenza
Molte pompe di calore hanno una resistenza elettrica nel puffer, nel bollitore o sul tubo di mandata. Serve in tre casi: nei giorni più freddi dell’anno, se la macchina è dimensionata per lasciarle quelle poche ore; come riserva se la macchina si ferma; e per portare il bollitore a 60 °C contro la legionella, se la macchina non ci arriva da sola. Il resto lo fa la pompa di calore, come spieghiamo nella pillola su come funziona.
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Quanto lavora davvero
Il Fraunhofer ISE ha misurato per un anno le pompe di calore in decine di case esistenti. Delle 29 aria-acqua, 24 avevano la resistenza: in media ha lavorato l’1,9% dell’energia del compressore. Dove la resistenza faceva l’antilegionella una volta alla settimana si è arrivati al 4,2%, quasi tutto per quel ciclo. In una casa con la macchina guasta nella settimana più fredda la resistenza è salita al 23,2%, in un’altra con problemi di macchina e di impianto al 41,3%.

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Se lavora tanto, c'è qualcosa che non va
Una resistenza accesa spesso è un sintomo: una macchina troppo piccola, una soglia impostata male, sbrinamenti che non finiscono, un guasto che nessuno ha visto. Il conto si vede in bolletta, perché ogni ora di resistenza costa tre, quattro volte l’ora della pompa di calore. Le cause più frequenti le mettiamo in fila nella pillola su quando non scalda.

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Le nostre: la legionella la fa la pompa di calore
Le nostre pompe di calore arrivano a 70 °C anche per l’acqua sanitaria: il bollitore lo porta sopra i 60 °C la macchina, senza resistenza. Per questo la resistenza da noi è solo di sicurezza, una riserva per i giorni in cui serve, come raccontiamo nella pillola sull’ibrido e nella pagina sull’acqua calda. Con il freddo vero la macchina lavora ancora, come spieghiamo nella pillola sotto zero.

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Cosa chiedere all'installatore
Tre domande: a che temperatura esterna è dimensionata la macchina e quante ore all’anno resterebbero alla resistenza; chi decide quando si accende e con che soglia; come si fa l’antilegionella. Se vuoi un parere, chiedici informazioni.
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Domande frequenti
Quando si accende la resistenza nella pompa di calore?
Nei giorni più freddi, se la macchina è dimensionata per lasciarle quelle ore; come riserva se la macchina si ferma; per la legionella, se la macchina non arriva a 60 °C. Non dovrebbe accendersi ogni giorno d’inverno.
Quanto consuma la resistenza della pompa di calore?
Un kWh di corrente per ogni kWh di calore, tre-cinque volte la pompa di calore. Nelle case misurate dal Fraunhofer ISE ha lavorato in media l’1,9% dell’energia del compressore.
Perché la resistenza è sempre accesa?
È un sintomo: macchina troppo piccola, soglia impostata male, sbrinamenti che non finiscono o un guasto. In una casa misurata dal Fraunhofer con la macchina guasta è arrivata al 23%.
Serve la resistenza per la legionella?
Solo se la macchina non porta il bollitore a 60 °C. Le nostre arrivano a 70 °C anche per l’acqua sanitaria, quindi lo fa la pompa di calore.
Si può staccare la resistenza della pompa di calore?
Meglio lasciarla come riserva e controllare quanto lavora: se lavora poco non costa, se lavora tanto c’è un problema da trovare.
La pompa di calore senza resistenza ce la fa con il gelo?
Se è dimensionata sulla casa sì: le nostre lavorano anche con il freddo vero. La resistenza resta una riserva di sicurezza.
Fonte: Fraunhofer ISE, WPsmart im Bestand, Abschlussbericht (2020)
Tutte le pillole del termotecnico sono nella pagina della rubrica.


