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Le guide sulle pompe di calore elencano sempre gli stessi difetti. Alcuni sono veri, altri valgono per la casa e non per il capannone. Qui li prendiamo uno per uno, con i numeri delle oltre 4.000 Kita Air installate in capannoni da 300 a 30.000 m².

1. Serve corrente, e il contatore spesso non basta

È il difetto più concreto. Una Kita Air scalda da 35 a 47 kW e assorbe corrente come un macchinario di media taglia. Con cinque o sei macchine in un capannone da 2.500 m² la potenza disponibile va verificata prima, non dopo. Ci è capitato di perdere un cliente proprio per questo: il contatore non bastava e non voleva aumentarlo.

Come si risolve. Il sopralluogo misura la potenza disponibile prima dell’offerta. Dove manca, si fa la pratica di aumento con il distributore, che per un’azienda è una procedura normale. Chi ha il fotovoltaico sul tetto produce in casa buona parte di quello che la pompa di calore consuma, perché le ore di sole coincidono con le ore di lavoro.

Unità esterne Kita Air sul tetto di un capannone con i pannelli fotovoltaici
Unità esterne Kita Air sul tetto di un capannone, accanto al fotovoltaico che le alimenta di giorno.

2. Il caldo sale sotto il tetto

In un capannone alto 8 o 10 metri l’aria calda va in alto e le persone, che lavorano nei primi due metri, restano al freddo. È il motivo per cui molti impianti ad aria scaldano il tetto e non l’officina.

Come si risolve, in tre passi.

  • Di serie. L’unità split ha un deflettore a tubo di Venturi: l’aria calda che esce dalla batteria trascina con sé l’aria fredda del capannone e la mescola prima di lanciarla. Esce aria tiepida, in quantità molto maggiore, che non sale subito al soffitto. Da solo toglie metà del problema.
  • Optional. Una barriera che ferma l’aria di ritorno dall’alto, così il caldo che è già salito non viene riaspirato e rimandato su.
  • Se si vuole risolvere del tutto. L’unità a pavimento: aspira l’aria dal basso, la filtra e la rimanda in ambiente con le alette orientabili motorizzate, che formano una lama d’aria. Il caldo resta a terra, dove serve. Il filtro davanti trattiene la polvere e tiene pulita l’aria del reparto, fino a una particella per milione: serve dove la polvere fa danni, per esempio nell’elettronica. Costa più della split, e ripaga nei capannoni alti e dove le persone stanno ferme.
Unità interna split Kita Air: deflettore a tubo di Venturi, ventola da 800 mm e alette orientabili
Unità split: a sinistra la lamiera del deflettore a tubo di Venturi, con l’apertura da cui entra l’aria del capannone; dietro la ventola da 800 mm e le alette orientabili.
Unità interna a pavimento Kita Air con filtro aria e ventilatore centrifugo
Unità interna a pavimento: aspira dal basso, filtra e rimanda l’aria con le alette a lama d’aria.

3. Rende meno quando fuori fa molto freddo

Vero per ogni pompa di calore: con la temperatura esterna sotto zero il rendimento cala e la macchina deve sbrinare la batteria esterna. Le guide dicono che a -5 °C il rendimento scende intorno a 3, cioè tre kW di caldo per uno di corrente.

Come si risolve. La Kita Air funziona in ogni condizione meteo e in ogni luogo d’Italia. Il ciclo di sbrinamento è brevettato ed è gestito dall’elettronica di bordo u-Kita, che lo fa partire solo quando serve. Se nevica, basta liberare l’unità esterna dalla neve. Abbiamo impianti che lavorano a Pila, a 2.723 metri.

Pompe di calore Templari a Pila, 2.723 metri, con la neve
Pompe di calore Templari alla stazione di Pila, 2.723 metri.

4. Costa più di un generatore ad aria calda, ma consuma meno del gas

All’acquisto costa di più, e non ha senso nasconderlo. Poi però ogni mese consuma meno. Un aerotermo a gas trasforma in caldo al massimo quello che brucia: un kW di gas, meno di un kW di caldo. Una pompa di calore prende il caldo dall’aria esterna e, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, con un kW di corrente ne produce da tre a cinque di caldo. A parità di capannone la bolletta del riscaldamento scende, e con il fotovoltaico sul tetto una parte della corrente non si compra nemmeno.

Sul prezzo di acquisto interviene il Conto Termico 3.0: per le imprese copre fino al 65% della spesa, e il contributo arriva sul conto corrente, non in dieci anni di detrazioni. In più la stessa macchina d’estate raffresca, cosa che un aerotermo non fa.

Kita Air in un capannone con i macchinari in funzione
Kita Air in un’officina con le presse al lavoro: la stessa macchina d’estate raffresca.

5. Fa rumore e muove aria

Qui le guide sbagliano bersaglio. Gli aerotermi a gas fanno più rumore di una pompa di calore, perché hanno il bruciatore e una ventola piccola che gira veloce. La Kita Air ha una ventola interna da 800 mm che gira a circa 600 giri al minuto: muove molta aria a bassa velocità, e per questo è silenziosa. I numeri: 42 dB(A) per l’unità split a 3 metri, 38 dB(A) per l’unità esterna a 5 metri, meno di una conversazione.

Dove l’aria diretta dà fastidio alle lavorazioni, per esempio in verniciatura o dove si pesano polveri, c’è l’unità canalizzata: l’aria arriva dai canali, distribuita dove serve.

Unità interna split Kita Air a parete in un magazzino
Unità split a parete in un magazzino: ventola da 800 mm a bassa velocità.
Unità interna canalizzata Kita Air con il canale tessile
Unità canalizzata con il canale tessile: l’aria arriva dove serve, senza getto diretto.

Come si fa a saperlo prima

Tutti e cinque i punti si chiudono nello stesso modo: con un sopralluogo. Si misura la potenza elettrica, l’altezza, le dispersioni di portoni e lucernari, e si fa il calcolo. Sopralluogo e calcolo sono gratuiti: trovi tutto nella pagina sul riscaldamento capannoni industriali.