Un’azienda che vuole cambiare l’impianto di climatizzazione del capannone può chiedere il Conto Termico, ma non a tutte le condizioni che valgono per la Pubblica Amministrazione. Dal 25 dicembre 2025 si applica il Conto Termico 3.0, e per le imprese ha regole precise: vediamo quali.
Chi può chiederlo
Il Conto Termico 3.0 ha allargato la platea: oltre alla PA rientrano imprese, privati, enti del Terzo Settore e comunità energetiche rinnovabili. Per le imprese vale però un vincolo secco: sono ammesse solo tecnologie elettriche o alimentate da fonti rinnovabili. Niente apparecchi a gas naturale, niente combustibili fossili. Una pompa di calore elettrica rientra, una caldaia a condensazione no.
Su quali edifici
Gli interventi devono riguardare edifici non residenziali nelle categorie catastali ammesse: A/10, gruppo B, gruppo C (esclusi C/6 e C/7), gruppo D (escluso D/9), gruppo E (esclusi E/2, E/4, E/6). Il capannone industriale tipico sta in D/1 o D/7, quindi rientra.
C’è poi la condizione che blocca più pratiche di tutte: l’edificio deve già avere un impianto di climatizzazione invernale. Il Conto Termico paga la sostituzione di un impianto esistente, non la prima installazione in un capannone che finora non è mai stato riscaldato.
Quali interventi rientrano
- sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con pompa di calore elettrica;
- isolamento termico dell’involucro e sostituzione delle chiusure trasparenti;
- sistemi di building automation e interventi sull’illuminazione;
- solare termico, biomassa, allaccio a teleriscaldamento;
- fotovoltaico con accumulo, ma solo se abbinato alla sostituzione dell’impianto con una pompa di calore elettrica.
Quanto vale l’incentivo
Per la sostituzione dell’impianto con pompa di calore, imprese e privati prendono il 65% dei massimali. Il massimale lo calcola il GSE con un algoritmo basato sulla producibilità dell’impianto e sulla prestazione stagionale, cioè lo SCOP dichiarato della macchina: a parità di potenza installata, una macchina più efficiente porta a casa un incentivo più alto.
Sull’involucro la percentuale è 40%, sulla trasformazione in NZEB 65%. In tutti i casi c’è una maggiorazione del 10% se i componenti impiegati sono prodotti interamente nell’Unione Europea: è un punto su cui conviene farsi dire dal fornitore dove sono fatte le macchine, perché sposta la cifra.
Come si incassa
Sotto i 15.000 euro il GSE paga in un’unica rata. Sopra quella soglia il contributo arriva in rate annuali costanti, da due a cinque.
Se l’azienda non vuole anticipare la spesa c’è il mandato irrevocabile all’incasso: si autorizza il GSE a pagare direttamente il fornitore, che pratica in fattura uno sconto pari all’incentivo e poi incassa lui. Va concordato con il fornitore prima di firmare l’ordine, non dopo.
La procedura, in ordine
- Verifica della categoria catastale e dell’esistenza dell’impianto da sostituire.
- Comunicazione preliminare al GSE prima dell’avvio dei lavori: è il passaggio che le imprese saltano più spesso, e senza il quale la pratica non si apre.
- Esecuzione dell’intervento con macchine che rispettano i requisiti tecnici richiesti.
- Presentazione della richiesta al GSE con la documentazione tecnica e le fatture.
- Erogazione, in un’unica rata o in rate annuali a seconda dell’importo.
Dati aggiornati a settembre 2026. Il Conto Termico è regolato dal decreto MASE del 7 agosto 2025 e dalle regole applicative del GSE, che possono cambiare: prima di impegnarsi conviene verificare sul sito del GSE.
Vuoi sapere se il tuo capannone rientra?
Scrivici i metri quadri e che impianto c’è adesso: ti diciamo se l’intervento è incentivabile e cosa serve per la pratica.
Vedi anche: riscaldamento per capannoni industriali, condizionatori industriali e incentivi per l’efficientamento energetico.
Per il tuo capannone: la pompa di calore aria-aria Kita Air e da cosa dipende il preventivo di una Kita Air.


