La risposta breve. Un capannone si raffresca davvero solo con un impianto che toglie calore all’aria, non con uno che la bagna. La pompa di calore aria-aria reversibile lo fa con una macchina ogni 400-500 metri quadri, lavora anche con 45 °C esterni sotto una copertura in lamiera, non usa acqua e d’inverno la stessa macchina riscalda. Qui sotto il confronto fra i sistemi, quando il raffrescatore evaporativo ha senso e quando no, e come si dimensiona.
Perché d’estate un capannone diventa un forno
La copertura di un capannone è una superficie enorme esposta al sole: una lamiera o un pannello scuro superano i 60 °C e irraggiano calore verso il basso per tutto il giorno. Dentro, i macchinari aggiungono il loro: forni, presse, compressori, motori. L’aria calda si accumula sotto il tetto, ma a differenza dell’inverno qui il problema è che scende, perché il carico arriva dall’alto. Il risultato sono 32-35 °C in reparto ad agosto, con punte più alte vicino alle macchine.
L’INAIL classifica il caldo come stress termico: con temperatura e umidità alte calano attenzione e produttività, e gli operatori tendono a togliersi guanti e caschi. Un impianto di raffrescamento non è un comfort in più: è una condizione di lavoro.
I sistemi per raffrescare un capannone a confronto
| Sistema | Come funziona | Abbassa davvero la temperatura | Umidità | Serve acqua | Riscalda d’inverno |
|---|---|---|---|---|---|
| Ventilazione e destratificazione | Ventilatori che muovono l’aria | No: dà solo sensazione di fresco | Invariata | No | No |
| Raffrescatore evaporativo (adiabatico) | Fa evaporare acqua nel flusso d’aria | Sì, ma tanto meno quanto più l’aria è umida | Aumenta | Sì, in continuo | No |
| Tanti condizionatori split | Unità da casa moltiplicate | Sì | Deumidifica | No | Sì, ma con limiti al freddo |
| Pompa di calore aria-aria industriale | Un’unità esterna e una interna per ogni 400-500 mq | Sì, anche con 45 °C esterni | Deumidifica | No | Sì, la stessa macchina, fino a -25 °C |
Il raffrescatore evaporativo: quando va bene e quando no
L’adiabatico è il sistema più diffuso perché costa poco da comprare: un ventilatore fa passare l’aria attraverso un pacco bagnato, l’acqua evapora e l’aria esce più fresca. Funziona, a tre condizioni.
- Aria secca. Il salto di temperatura dipende dall’umidità dell’aria in ingresso: con aria secca raffresca di parecchi gradi, con l’aria afosa della pianura padana di luglio raffresca poco e rende l’ambiente ancora più umido.
- Portoni aperti. L’aria umida va espulsa, quindi il capannone deve restare aperto. Dove serve tenere chiuso, per polvere, rumore o sicurezza, non si può usare.
- Manutenzione costante. Acqua ferma e tiepida è l’ambiente della legionella: i pacchi vanno puliti e sanificati con regolarità. L’umidità in più favorisce muffe, ruggine sui macchinari e pavimenti scivolosi.
E d’inverno non serve a niente: per riscaldare va comprato e mantenuto un secondo impianto. Per un magazzino aperto in zona secca è una scelta ragionevole; per un reparto produttivo in pianura padana, con umidità alta e necessità di tenere chiuso, no.
Come si raffresca un capannone industriale con la pompa di calore
La pompa di calore aria-aria toglie calore all’aria interna e lo scarica all’esterno attraverso il circuito frigorifero, come un condizionatore, ma con le potenze e la robustezza che servono a un capannone. L’unità interna soffia aria fresca e deumidificata, l’unità esterna lavora anche con 45 °C di aria esterna, quindi regge le giornate peggiori sotto una copertura in lamiera. Non usa acqua, non aumenta l’umidità, non richiede portoni aperti. E con un comando si decide se raffrescare tutto il capannone o solo le zone dove si lavora.
Rispetto a moltiplicare i condizionatori da casa il conto è presto fatto: per 2.000 metri quadri servirebbero circa 40 split, con 40 unità esterne, 40 filtri da pulire e 40 macchine non pensate per lavorare dodici ore al giorno in un ambiente polveroso. Con una pompa di calore industriale bastano quattro macchine.
Quante macchine servono e come si dimensiona
La regola pratica è la stessa dell’inverno: una macchina ogni 400-500 metri quadri. Un’officina da 400 mq vuole una macchina, un capannone da 1.000 due, uno da 2.000 quattro. Il conto vero si fa sui carichi estivi, che sono diversi da quelli invernali:
- copertura: materiale, colore, se è coibentata e se c’è un controsoffitto o il fotovoltaico, che la ombreggia;
- vetrate e lucernari: quanti e verso dove guardano;
- macchinari: la potenza elettrica installata finisce quasi tutta in calore nel reparto;
- persone e ricambi d’aria: quante persone, quanti portoni aperti, se c’è aspirazione;
- orari: un turno di giorno coincide con il picco di sole, due turni no;
- temperatura obiettivo: in un reparto produttivo bastano 26-27 °C per lavorare bene, non i 22 °C di un ufficio.
Per questo chiediamo metri quadri, altezza, tipo di copertura e cosa si fa dentro: con questi dati diamo il numero di macchine e la taglia, gratis.
Perché il fotovoltaico e il raffrescamento vanno insieme
Il raffrescamento serve quando il sole picchia, cioè esattamente quando un impianto fotovoltaico sul tetto produce di più. Una pompa di calore consuma solo corrente, quindi d’estate può girare in gran parte con l’energia dei pannelli, con un costo di esercizio che si avvicina a zero nelle ore centrali. Chi ha già il fotovoltaico industriale e lo immette in rete a poco, con il raffrescamento lo mette a frutto; chi non ce l’ha, spesso lo valuta insieme.
Kita Air: la stessa macchina raffresca d’estate e riscalda d’inverno

Kita Air è la pompa di calore aria-aria che Templari progetta e costruisce ad Abano Terme per capannoni, magazzini e officine da 300 a 30.000 metri quadri. Un’unità esterna con compressore e quadro elettrico, un’unità interna a parete o canalizzata, nessun impianto idraulico. In raffrescamento lavora con aria esterna fino a 45 °C; in riscaldamento fino a -25 °C, con defrost brevettato. Efficienza stagionale in riscaldamento secondo EN 14825: SCOP 5,15 per la Kita Air e 5,17 per la Plus, classe A+++. Pressione sonora dell’unità esterna 38 dB(A) a 5 metri. Comando K-Touch, anche da remoto. I dati completi sono nella scheda Kita Air e nella pagina dei dati tecnici.

In pratica: un solo impianto per tutto l’anno, niente acqua e niente umidità aggiunta, capannone che può restare chiuso, manutenzione annuale che consiste nel controllare che la macchina sia pulita. L’installazione di una macchina si fa in un giorno e, se si cambia capannone, la macchina si sposta. Oltre 2,4 milioni di metri quadri già climatizzati, con casi studio fotografati in cantieri reali.
Quanto costa raffrescare un capannone e quali incentivi ci sono
Il costo dipende da superficie, altezza, copertura, carichi interni e numero di macchine: per questo non pubblichiamo un listino, ma spieghiamo da cosa dipende il preventivo di una Kita Air e lo calcoliamo gratis dopo una verifica con un nostro tecnico. Il vantaggio economico vero sta nel fatto che un impianto solo copre estate e inverno: non si pagano due macchine, due manutenzioni e due installazioni.
Per le imprese il Conto Termico 3.0 copre fino al 65 per cento della spesa ammissibile quando la pompa di calore sostituisce un impianto di riscaldamento esistente, e con la cessione del credito a Templari l’incentivo lo anticipiamo noi. In alternativa c’è l’iperammortamento per i beni strumentali. Le misure cambiano di anno in anno: le trovi nella pagina Incentivi.
Gli errori da evitare
- Scegliere l’adiabatico in zona umida. Raffresca poco e aumenta l’umidità proprio nei giorni in cui serve di più.
- Moltiplicare i condizionatori da casa. Costano poco l’uno e tanto in totale, e non sono fatti per dodici ore al giorno in reparto.
- Dimensionare senza guardare la copertura. Il carico estivo arriva quasi tutto dal tetto: coibentarlo o ombreggiarlo con il fotovoltaico cambia il numero di macchine.
- Puntare a 22 °C in produzione. In reparto 26-27 °C bastano e costano molto meno di 22.
- Comprare il raffrescamento a parte. Se il riscaldamento è da rifare, una pompa di calore reversibile risolve tutte e due le stagioni con una macchina.
Domande frequenti
Come si raffresca un capannone industriale?
Con una pompa di calore aria-aria reversibile, che toglie calore all’aria d’estate e la riscalda d’inverno. La Kita Air lo fa con una macchina ogni 400-500 mq circa, senza acqua e senza impianto idraulico.
Il raffrescatore evaporativo conviene?
Conviene in zona secca e con portoni aperti. Con aria umida raffresca poco e aumenta l’umidità, richiede acqua in continuo e pulizia contro la legionella, e d’inverno non serve.
Quanti condizionatori servirebbero al posto della Kita Air?
Per 2.000 mq servirebbero circa 40 condizionatori da casa; con la Kita Air bastano 4 macchine.
Funziona anche con 40 gradi fuori?
Sì: la Kita Air raffresca con aria esterna fino a 45 °C, quindi regge le giornate peggiori sotto una copertura in lamiera.
Si può abbinare al fotovoltaico?
Sì: la Kita Air è elettrica, quindi d’estate può usare l’energia dei pannelli sul tetto proprio quando il sole scalda di più il capannone.
D’estate il gas serve a qualcosa?
No: una caldaia a gas riscalda soltanto. Per il caldo estivo serve un impianto che raffreschi, come la pompa di calore reversibile.
Per quali superfici è adatta?
Per capannoni, magazzini e officine da 300 a 30.000 mq.
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Approfondisci: raffrescamento di capannoni industriali con la Kita Air, raffrescatori industriali: quale conviene e come riscaldare un capannone industriale.
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