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Il Conto Termico è l’incentivo con cui lo Stato rimborsa una parte della spesa di chi sostituisce un vecchio impianto di climatizzazione con uno più efficiente. Non è una detrazione fiscale spalmata in dieci anni: è un contributo in denaro che il GSE versa sul conto corrente.

Dal 25 dicembre 2025 è in vigore la nuova versione, il Conto Termico 3.0, introdotta dal decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 agosto 2025. Ha sostituito il Conto Termico 2.0, in piedi dal 2016. Chi ha in mente di cambiare l’impianto del capannone deve ragionare su questa versione, non su quella vecchia: cambiano i beneficiari, cambiano le percentuali e cambia il modo di incassare.

Che cosa è cambiato rispetto al Conto Termico 2.0

  • La platea si è allargata. Oltre alla Pubblica Amministrazione possono accedere imprese, privati, enti del Terzo Settore e comunità energetiche rinnovabili.
  • Per le imprese solo tecnologie elettriche o alimentate da fonti rinnovabili. Gli apparecchi a gas naturale e in generale a combustibile fossile sono esclusi. È la differenza più importante rispetto al passato: chi sostituisce una caldaia con un’altra caldaia non prende niente.
  • C’è una maggiorazione del 10% quando i componenti dell’intervento sono prodotti interamente nell’Unione Europea.
  • Il fotovoltaico con accumulo entra nell’incentivo, ma solo se abbinato alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione con una pompa di calore elettrica.

Quanto si prende

Per la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con una pompa di calore, imprese e privati ottengono il 65% dei massimali. Il massimale non è una cifra fissa al kW: il GSE lo calcola con un algoritmo che tiene conto della producibilità dell’impianto e della sua prestazione stagionale, cioè lo SCOP per le pompe di calore elettriche. In pratica, più la macchina è efficiente, più alto è l’incentivo che le viene riconosciuto.

Per gli interventi sull’involucro (isolamento termico, sostituzione dei serramenti) la percentuale scende al 40%; sale al 65% per la trasformazione dell’edificio in NZEB.

Come arrivano i soldi

Il GSE eroga l’incentivo in un’unica rata se l’importo è sotto i 15.000 euro; sopra quella soglia lo spalma in rate annuali costanti, da due a cinque a seconda dell’intervento.

Esiste anche una strada per non anticipare la somma: il mandato irrevocabile all’incasso. Il beneficiario autorizza il GSE a pagare direttamente il fornitore, che applica in fattura uno sconto pari all’incentivo e poi incassa lui dal GSE. Non è la vecchia cessione del credito dei bonus edilizi: è un meccanismo più semplice, perché il Conto Termico è già un contributo diretto e non una detrazione.

Le due condizioni da verificare prima di tutto

  1. Serve un impianto di climatizzazione invernale già esistente nell’edificio. Il Conto Termico incentiva la sostituzione, non la prima installazione.
  2. L’edificio deve rientrare nelle categorie catastali ammesse: A/10, gruppo B, gruppo C (esclusi C/6 e C/7), gruppo D (escluso D/9), gruppo E (esclusi E/2, E/4, E/6). I capannoni industriali stanno tipicamente in D/1 o D/7.

E il vecchio credito d’imposta?

Il credito d’imposta per i beni strumentali 4.0 e la Transizione 5.0 non sono più in vigore dal 1° gennaio 2026: al loro posto c’è l’iperammortamento. È una misura diversa e si può valutare quando l’impianto serve al ciclo produttivo.

Dati aggiornati a settembre 2026. Il Conto Termico è regolato dal decreto MASE del 7 agosto 2025 e dalle regole applicative del GSE, che possono cambiare: prima di impegnarsi conviene sempre verificare sul sito del GSE.

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    Vedi anche: riscaldamento per capannoni industriali e incentivi per l’efficientamento energetico.